La Storia

L’arte dei macellari e la loro Università a Roma

Da molti studiosi i secoli medievali sono stati definiti bui, oscuri; secoli dove è venuta meno la ragione ed è prevalso l’istinto di conservazione, l’egoismo. Negli ultimi anni, però, approfondendo gli studi, si è modificato questo giudizio; si è scoperto che quei secoli, invece, sono stati un trionfo della spiritualità, una riscoperta dell’altruismo più vero: la solidarietà.
Durante il Medio Evo fiorirono ovunque associazioni, corporazioni, università d’arti e mestieri, in qualche maniera eredità delle antiche stationes e scholae romane, ancora oggi documentate ad Ostia Antica, sul Piazzale delle Corporazioni. In questo periodo, ebbero ancora lo scopo di tramandare e vivificare le intuizioni dell’intelletto umano, ma furono rivitalizzate da uno spirito nuovo, quello della fede, che vedeva e vede in ogni altro uomo un fratello da amare in Cristo Gesù.
Roma, Caput Mundi, ridotta ad un cumulo di macerie, quando tentò di riorganizzarsi, dovette fare leva su queste corporazioni per rinascere e riacquistare il prestigio che le competeva.
Spesso, quando invasori senza scrupoli cercarono di cancellare la sua presenza dalla Storia, si affidò a queste organizzazioni che in qualche modo riuscirono a farla sopravvivere.

Nel 1084, quando il feroce esercito di Roberto il Guiscardo mise a sacco Roma, si temette perl’incolumità dell’Immagine del SS. Salvatore Acherotipa (non dipinto da mano umana),esistente al Laterano nel santuario del Sancta Sanctorum a cui oggi si accede per la Scala Santa, Immagine in cui Roma identificava la sua stessa esistenza.

Una Corporazione, quella dei macellai, i beccàri, in latino lanii, forse perché costituita da gente forte, ma nello stesso tempo radicata profondamente nel popolo del quale interpretava le istanze, si gettò nella mischia per cercare di salvare il Simbolo della romanità; l’Immagine dietro la quale, la notte fra il 14 e il 15 d’agosto d’ogni anno, tutta Roma si ritrovava, partecipando alla processione lungo le vie percorse dalla Macchina che trasportava l’Immagine sacra dal Laterano a S. Maria Maggiore.I macellai riuscirono nel loro intento e così il SS. Salvatore fu messo al sicuro nella chiesa di S. Giacomo al Colosseo.

Tanta fu la riconoscenza di Roma per questo gesto coraggioso che la memoria del fatto rimase indelebile nei secoli successivi e portò numerosi ed importanti benefici per i beccàri e la loro associazione

Dopo l’anno mille, a dimostrazione di come la loro importanza fosse cresciuta nelle città “libere”, le Corporazioni furono inserite nel governo degli stessi Comuni.

A Roma, questo fenomeno, si affermò un po’ più tardi a causa del sistema di governo tutto particolare, molto diverso dalle altre realtà italiane. Solamente verso la metà del XIII secolo, i Consoli delle Arti furono chiamati a partecipare al governo della Città Eterna.

Uno dei tredici sodalizi, o, come allora erano chiamati, Università, scelti per questo scopo, fu quello dei Macellai.

Ad ognuno di loro fu assegnata una sede in Campidoglio, nel Palazzo dei Conservatori. All’Università dei Macellai fu dato un locale, da utilizzare come tribunale dell’Arte, che ancora oggi reca sull’architrave della porta d’entrata la seguente iscrizione: “ UNIVERSITA’ DEI MACELLARI “ e, al centro della volta, l’arme della corporazione.

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I Macellari ritornarono al centro dell’attenzione di tutti i romani quando furono chiamati a difendere l’Immagine del Salvatore, non più dalla furia dei soldati di Roberto I, ma da quella dei fedeli esaltati che, talvolta, durante la processione del 15 agosto, rischiavano di rovinare la preziosa Icona.

Fu un atto di riconoscenza che Roma volle offrire a quel manipolo d’eroi, che, sostenuti dalla fede della gente semplice, riuscirono a preservare alla città uno dei suoi Simboli.

Così dieci di loro “ de Regione Montium et via Maiore qui vulgariter dicuntur Stizzi, armati loricis et cooperto capite de caelatis aut currentis capitis armatura, portant in manu facies et tizzones de lignis contusis accensas et ignitas “ si posero intorno alla macchina processionale.

Per tanti anni furono la “guardia del corpo” del SS. Salvatore Acherotipa mentre partecipavano anche alla processione come Arte all’undicesimo posto, trasportandovi un grosso cero, doppiere, di circa 500 libbre, finemente lavorato e solitamente sistemato su una piccola macchina di legno, il talamo, che recava l’arme dell’Università dei Macellari.

Negli Statuti del 1432 è scritto:

cap. 49

De Duplerio fiendo per consules Macellariorum Urbis.

Item statuimus et ordinamus quod consules Artis praedictis teneantur et debeant quolibet anno in festo Assumptionis Beate Marie Virginis de mense augusti espensis communibus macellariorum ut hactenus fuit et est consuetum facere

duplerium novum ad honorem et reverentiam Beate Virginis Marie et pro honore dicte Artis et ipsum duplerium in vigilia dicti festi sotiare usque in plateam Sancti Johannis Lateranensis et a dicta platea Sancti Johannis usque ad Ecclesiam Sancte Marie Maioris.

Et in die festivitatis eiusdem Virginis Marie debeant sociare dictum duplerium ab Ecclesia dicte Sancte Marie Maioris usque in dictam plateam Sancti Johannis pro offitiando Ymaginem Salvatoris ad Sanctam Sanctorum de Urbe ut hactenus fuit et est consuetum… “.

Negli statuti del 1536, al cap. XIII, troviamo la traduzione quasi alla lettera del vecchio cap. 49:

“ Del doppieri over thalamo per ditta festa [Sancta Maria d’Agosto].

Item statuimo et ordinamo che li detti Consoli siano tenuti et debiano ciaschun anno nella festa predetta ad comune expesa de Macellari di Roma fare un dupiere novo ad honore et reverentia della gloriosissima Vergine Maria et per honore di detta Arte et detto duppieri o ver thalamo far portare et acompagnare la vigilia di detta festa nella piazza del Campidoglio et inde nella piaza di Sancto Johani et con quello acompagnare la Imagine del Salvatore di Sancta Sanctorum alla chiesia de Sancta Maria Magior.

Et il giorno di detta festa farlo reportare et acompagnare in compagnia di detta Imagine di Sancta Maria Magior ad Sancto Johanni come fin a qui è stato et è consueto…”.

Lo scontento delle altre Arti per lo straordinario privilegio riservato ai Macellari, unito all’impegno serio , talvolta un po’ rude, con il quale i robusti beccàri tenevano lontana dall’Immagine sacra la popolazione usando magistralmente i bastoni infuocati e i tizzoni ardenti, (”stizzi “ in romanesco; la Compagnia dei Macellari fu detta perciò anche Compagnia degli Stizzi) spesso finivano per creare tumulti; nel 1550 portarono all’uccisione di un importante cittadino romano e per poco l’Immagine stessa non fu deturpata da un tizzone ardente.

In quell’occasione i Macellari furono sostituiti da trentanove nobili romani e Giulio III con una bolla del 17 Agosto 1551 confermò tale esclusione.

Ma, i tumulti non cessarono, dimostrando come la causa non fossero gli Stizzi; allora il papa S. Pio V non potè fare a meno di abolire la processione .

Un altro privilegio riservato all’Università dei Macellari fu quello di poter liberare, ogni 15 di Agosto, un condannato a morte, per reati comuni, che avesse avuto il perdono della parte lesa.

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Di ciò approfittò Benvenuto Cellini, condannato a morte per l’uccisione dell’orafo milanese Pompeo de Capitaneis.

Scrive lo stesso Cellini:

“ … il Papa [Paolo III] si volse ad un suo fidato e disse: facissi a Benvenuto la grazia senza il carcere; così se acconci il suo moto proprio, che stia bene.

Fattosi acconciare il moto proprio, il Papa lo risegnò: fecesi registrare al Campidoglio; di poi, quel deputato giorno, in mezzo a dua gentiluomini molto onoratamente andai in processione, ed ebbi la intera grazia …”.

Sisto V, nel 1589, confermò tale privilegio.

I Macellari, fin dai primi momenti della loro costituzione ad Università, avevano eletto come protettore S. Bartolomeo, il santo scorticato vivo; per le pratiche religiose avevano in uso la chiesa dei SS. Sergio e Bacco a Campo Vaccino, sede, in quell’epoca, del Foro Boario.

Ma, un po’ per motivi logistici e di rapporti sociali, un po’ per motivi affettivi, verso la fine del 1400, avevano preso come loro protettrice la Madonna della Quercia di Viterbo.

Giulio II, devotissimo di quest’Immagine, volle offrire ai Macellari, per dedicarla alla Madonna, una piccola chiesa, S. Nicola de Curte, nel rione Regola accanto a Campo de’Fiori; la piazza era uno dei punti di ritrovo più frequentato dai becàri e da tutti i maremmani commercianti di carne, dai quali era stata introdotta a Roma la devozione alla “Madonna della Cerqua”.

Subito dopo, l’Università sentì la necessità di differenziare i due suoi aspetti peculiari, l’interesse materiale dei propri associati e la solidarietà verso i più poveri e bisognosi, costituendo la Confraternita dei Macellari di Roma; entrambe, poste sotto la protezione della Madonna della Quercia, si insediarono a S. Nicola, ristrutturata e rinominata S. Maria della Quercia.

L’Università ebbe una sua vita autonoma interessandosi agli aspetti economico-organizzativi dell’Associazione, lasciando quelli sociali e caritatevoli alla Confraternita.

Si andò avanti così, con alti e bassi, prevalendo sempre più la Confraternita sull’Università, fino a che nel 1800 Pio VII soppresse quest’ultima.

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