La Venerabile Compagnia

La Venerabile Compagnia della Santissima Madonna della Quercia dei Macellari di Roma

Le prime comunità cristiane, per far fronte alla disgregazione del tessuto sociale, cercarono di sviluppare una fitta rete di associazioni le quali avevano come scopo il “ servizio” per amore verso i fratelli. Nel Medio Evo tali aggregazioni, chiamate Compagnie o Confraternite, si moltiplicarono differenziandosi in tre grandi famiglie: -le confraternite di mestiere, che raggruppavano membri di una stessa professione; -le confraternite devozionali, che raccoglievano devoti attratti da una stessa forma di pietà, come Eucarestia, Rosario, oppure dalla devozione verso la Vergine o i Santi. -le confraternite dei penitenti, che sviluppano principalmente forme di penitenza sia corporale, i flagellanti, come di assistenza presso ospedali ed aiuto nel momento della morte. Verso la fine del XV secolo le associazioni professionali, che a Roma avevano sviluppato prevalentemente l’aspetto giuridico-organizzativo rispetto a quello religioso, sentirono la necessità di essere affiancate da un’organizzazione che curasse la solidarietà verso i   membri più deboli del sodalizio. Palme Confraternita Macellai (58) La Confraternita della Santissima Madonna della Quercia dei Macellari di Roma   nacque in questo periodo. “ Incipiunt Statuta Macellariorum Urbis Romae…”; così iniziano i primi statuti, redatti nel 1432, sotto il pontificato di Eugenio IV dai seguenti becàri appartenenti all’Universita dei Macellari di Roma: “Jacobo Mancino del rione della Regula, Ianni Nuntijvelli del rione de Rippa, Stephano Nuntijpuroni del rione di Colonna, Patruccio Imbratacampo del rion de Monti insieme con Ioanni de Nardozo del rion della Regula, Luca Patrucciolo del rion de Monti et Paulo Collavecchio del rion di Trastevere consoli al’hora di detta arte…”. Formati da 72 articoli che provvedevano a mantenere il rispetto e l’ordine tra i soci, a derimere le loro controversie, a condannare i trasgressori delle leggi dell’Arte, furono approvati dal senato romano il primo novembre del 1432. Nella metà del XV secolo, nasceva a Viterbo la devozione verso la Madonna della Quercia, un’immagine della Madonna con il Bambino Gesù tra le braccia, dipinta su tegola e posta fra i rami di una quercia, devozione che coinvolse tutte le popolazioni dell’Italia Centrale. Dopo la costruzione della bellissima chiesa, iniziata nel 1470, enorme fu il concorso di pellegrini che da tutte le parti d’Italia e d’Europa si recavano a venerare la Vergine chiamata da tutti “ Madonna della Cerqua ” .

I papi Paolo II, Sisto IV, Innocenzo VIII, Alessandro VI contribuirono all’affermarsi della devozione; ma, come già ricordato, chi portò a Roma l’amore per quella semplice immagine furono i numerosi commercianti di carne della Tuscia, in particolare i maremmani e i cavallari che frequentavano la zona di “ Campo de’ Fiori”,   quasi totalmente di loro esclusiva pertinenza. A loro, Giulio II assegnò, nel 1507, la chiesa ormai fatiscente di S. Nicola de’ Curte, per adibirla a luogo di culto dove venerare la Madonna della Quercia. Nei primi anni del 1500, quando i Macellari di Roma sentirono la necessità di affiancare una Confraternita alla loro Università, presero come loro protettrice “la Madonna della Cerqua”; lo fecero, vuoi per i numerosi viterbesi stabilitisi a Roma come becàri, commercianti di carne, vuoi per i tanti macellai romani che avevano contatti quotidiani con gli allevatori dell’Alto Lazio, fra i quali i Domenicani del Convento di S. Maria della Quercia di Viterbo, che, grazie alle continue donazioni di terre e bestiame da parte di devoti della Madonna, erano uno dei  più importanti.

Fondamentali per la propagazione della devozione alla Madonna della Quercia tra i Macellari furono le 2 fiere  di merci e bestiame  che si tenevano , ogni anno a maggio e settembre, a Campo Graziano,intorno al Santuario viterbese; vi  venivano coinvolti moltissimi allevatori e  i capi di bestiame, vacche, pecore, capre, suini, cavalli, asini,  portati alla fiera normalmente arrivavano a 40.000. Elessero così a loro sede la chiesa a Lei dedicata, già San Nicola de’ Curte, che i Viterbesi volentieri cedettero loro. Tale passaggio è ben documentato in una integrazione agli Statuti del 1432, fatta agli inizi del XVI secolo, in cui si legge: “ Cap. 83

De visceribus sive trippis fiendis in macellis.

…ac pro qualibet trippa non dita in subsidium Venerabilis Societatis Gloriosissimae Virginis Matris Sanctae Mariae de Quercu Macellariorum Urbis nostrae Universitatis bolendum unum solvere sub pena predicta applicanda…” “ Cap. 87

De penis super impositis in quo librorum statuto aplicandis et exigendis.

… non immemores nostre sodalitatis nuper in veneratione Gloriosissimae Dei Genitricis Virginis Mariae sub vocabulo Sancte Marie de Quercu invocate ad sancte cristiane relligionis immitationem ut quae ipsi sodalitati eiusque fabrice sacri templi sub dicto vocabulo erigendi … …statuimus ordinamus et constituimus qui omnes singules pene … pro medietate sodalitati et fabrice predictis illico applicentur…”  “ Cap. 90

De mandatarijs et citatis ab eis.

…ac etiam ad associandum defunctos dicte Universitatis aliosque quoscumque Collegium sive Societatem dicte Universitatis sub vocabulo Sancte Marie de Quercu nuncupatam in eorum funeralibus requirentes…” Al termine di altre aggiunte successive si legge: “ Cap. 91 De macellis locatis non conducendis.              … in hac die trigesimo mensis ianuarij anni Domini MDXXVII sedente Clemente PP VII Consules cum minore parte Macellariorum Urbis congregati per generalem intimationem more solito factam in Venerabilj ecclesia Sancte Marie de Quercu Artis Macellariorum Urbis…”   Da quanto scritto negli Statuti, si deduce che la Confraternita nel 1527 già esisteva e si riuniva nella chiesa di Santa Maria della Quercia. Ciò conferma quanto scritto dal Moroni: “ …Alcuni viterbesi mercanti di bestiame promossero a Roma con particolare fervore la devozione alla Madonna della Quercia, poiché è dipinta tra rami di quercia, e uniti in corpo colla Compagnia e Università de’ Macellari, nel pontificato di Adriano VI [ 9-1-1522  14-9-1523 ] diedero principio alla Confraternita …”   Ed ancora: “… Narrano Fanucci, “Della Confraternita di S. Maria della Quercia, dell’arte de’ Macellari” e Piazza, “ Della Madonna della Quercia de’ Macellari”, che nel 1523 l’Università dell’Arte de’ Macellari istituì la propria confraternita sotto l’invocazione di S. Maria della Quercia , la cui insegna portano i confrati sulla spalla del sacco bianco     (anche nell’esercizio del loro mestiere, i macellari per non insanguinarsi usano una specie di sacco bianco e zinale simile) … “. Papa Clemente VII, con bolla del 30 Agosto 1532, rese ufficiale la concessione della chiesetta fatiscente, chiamata ormai da tutti S. Maria della Quercia, come è registrato anche negli Statuti, e l’istituzione della confraternita.

Confraternita

Il  suo Organo Direttivo, o, come veniva chiamato allora, la Congregazione segreta era eletto a suffragio universale  da tutti i confratelli. A dirigere la Confraternita veniva scelto un membro del Consiglio, chiamato Camerlengo, al quale venivano affiancati : –         un Provveditore di Chiesa, che si preoccupava di tutto quanto riguardava il culto; –         un Fabriciere, che sorvegliava e dirigeva la manutenzione della chiesa e dei locali annessi; –         un Maestro dei Novizi, che preparava i nuovi fratelli a partecipare alla vita della Confraternita; –         due Sindaci, che controllavano l’amministrazione ; –         un Archivista, incaricato di conservare gli atti. Facevano parte del Consiglio, unici stipendiati, anche : –         un Computista, per la tenuta dei conti; –         un Mandatario, che aveva il compito di riscuotere le quote stabilite, di invitare i confratelli alle cerimonie prescritte e  di precedere la Confraternita nelle processioni.

La  Confraternita era affidata ad un Primicerio, scelto tra i prelati della corte pontificia e , insieme all’Università, aveva come protettore un cardinale. L’abito era, ed è tuttora, formato da un sacco con mozzetta e cordone bianchi; sulla sinistra , all’altezza del cuore,  il monogramma della Madonna. Nel 1536, sotto Paolo III Farnese, “… per essere [ gli Statuti del 1432] come di sopra in latino sermone quantunque si potessino leggere per li huomini di detta Università essere idiote, quelli non intendevano. Ma occurrendo che nello anno currente della Natività di nostro Signor Jesu Christo MDXXXVI   et nel pontificato dil Sanctissimo in Christo Padre et Signor nostro signor Paulo per la Divina Providentia Papa III, li discreti huomini Iovanni alias Stornello fiorentino, Bernardino alias Iangrisano, Ioan Pietro romano, sian stati di detta Università more solito eletti Consoli di detta Arte quelli considerato che l’sermone latino dalli huomini di detta Università idiote non si intendeva, per loro facile intelligentia con loro propria impensa et cura ferno detti statuti vulgarizzare et ornare nel modo et forma che in questo libro appare e quelli per me ser Latino notaro di detta Università de verbo ad verbum auscultare…”.

Furono così redatti i nuovi “ Statuta Artis Macellariorum de Urbe et Societatis Sanctae Mariae super Quercu “, che comprendevano anche le norme per la Confraternita, ormai costituita e fiorente, Statuti oggi conservati presso la Biblioteca Angelica. Molto bella è l’immagine, miniata sull’antiporta, che rappresenta la SS. Vergine della Quercia con ai piedi dell’albero un bue. I nuovi Statuti furono confermati, come consuetudine, dai Senatori o dai Conservatori e Notai della città di Roma. L’ultima conferma fu quella dei conservatori Augusto Scarlatti, Antonio Cacciaporci e Carlo D’Aste, fatta il 17 novembre 1786 per tutto il 1789. Si legge negli Statuti: “ Cap. I

Delli Consoli et loro electione.

Per che poco giovarebbe ordinare et fare le lege et li Statuti se ad farli exequire et observare non si ordinassino et deputassino competenti magistrati et officiali con congrua authorità etiam ad punir li contravenienti. Per la qual cosa per essere stato et essere di costume et consuetudine della nostra Università elegersi et preponersi certe persone le quele hanno chiamato et chiamano Consoli. In la electione et deputatione delli quali con cio sia cosa spesse volte sia nata discrepatione et dissensione, la quale a detta Università ha generato iactura et incomodo. Impero volendo quanto sia possibile ad detta discrepantia et dissensione obviare et huomini digniori et piu idonei in Consoli antedetti senza mora et pacificamente per lo advenire si habbino ad elegere: Statuimo et ordinamo che in futurum li Consoli si habbiano ad elegere per bussola in questo modo cioè: che gli XIII consiglieri di detta Università insieme con li Consoli vecchi et Guardiani de la Compagnia di Sancta Maria della Cerqua di detta Università che si trovarano essere, secondo le loro conscientie senza rispetto alcuno debiano elegere tutte quelle persone di detta Università ch’ad loro parrà esser idonei ed essere Consoli et quelli imbussolare et notare per quanti anni potranno bastare decti electi ad extraherne tre per ciascheduno anno et havere consideratione di meterne tanti in una bussula che nella ultima extractione si possino cavare tre Consoli. La qual bussula durante non si possa accrescere ne minuire, ma quella finita, li Consoli ultimi extratti  da detta bussola insieme li Guardiani et Iudici  predetti di nuovo elegano li altri nel modo predetto et imbussolonni come di sopra.

conf2

La quale extratione della bussola antedetta si  debia fare ogni anno la domenica più vicina ad Sancto Antonio citati generalmente tutta la detta Università et in presentia saltem de XXX huomini da detta Università nella chiesa di detta Università o altro loco deputato. Li quali XXX  huomini  per vigore della detta general citatione tanto in detta electione et extratione quam  etiam in qualunche si sia negocio di detta Università si intendano representare  tutta la Università predetta. Ad tal ch’ogni decreto che loro facessino tale et tanto vigore habbia quanto se fossi fatto per tutto il corpo di detta università. Li quali Consoli cossì electi in continenti si debbiano pubblicare et ad loro intimare et notificare che sono electi et extracti Consoli, et monirli che debbiano acceptare l’officio et che debbiano la dominica più proxima  alla detta extractione in mano del notario ver segretario di deta Università iurare in forma di observare et fare observare li infrascripti Statuti. Li quali così electi et extracti si detto officio recusassino acceptare se d’alcuno legitimo impedimento non fussino excusati , incurrano la pena di dieci ducati d’applicarla ut infra. Et in loco di quel tal cio recusassi l’altro si elega ad vece prohibendo expressamente che li Consoli li quali saran stati già uno anno non si debbiano ne possano reconfirmare salvo che da tutto il corpo della Università. Cap.   II

Della potestà de Consoli

Item statuimo et ordinamo che li Consoli predetti pro tempore existentes possano et vogliano ad petitionem et instantiam di macellari di Roma et ciascedun di quelli costringere ogni et singule persone di qualsiasi voglia stato grado et conditione maxime per cerne , pelli et ceri sevo et qualunche altre cose ad detta Arte spectante et presertim dove apparessino, circa instrumenti pubblici o scripture private infra lo agente et lo convenuto, non obstante qualunque statuto lege o ver ordinamenti in contrario disponente possano similmente detti Consuli circa le cose utile concernente tanto detta Università quanto la Compagnia o Confraternita di quelle et presertim concernenti li presenti statuti et li altri che forsi occurressino farsi ad tutti et singuli macellari di Roma toties quoties allor Consuli paressi et piacessi ccomadare et quelli operare , li quali macellari così comandati debiano in omnibus et per omnia ubidire a detti Consuli…” Ed ancora: “Cap. XXVII

confraternita-macellai

Del notario de Consoli

   Il  Notario di detta Arte et Consoli et lor consulato debbia scrivere nel libro di detto officio tutti processi acti et relationi exbandimenti termini  providere et sententia et ogni altra scritura di detto officio et quella quando bisognassi mostrare et publicare.

Alli quali atti et processi quella fede si attribuisca quale si da alli Notarij Palatini  della corte di Capitolio. Non obstante che fussino scritti sub breviature pur che substantialiter appariscine scritti.    Cap. LXV

Delle pene de presenti Statuti et loro applicatione

Accio li trasgressori et inobedienti alli presenti Statuti non  vadino impuniti et le pene in essi Statuti imposte ad terrore et penitentia de trasgressori et inobedienti predetti in buon modo si applichino et distribuiscansi et exiganosi  non scordandosi della Sodalitate et Compagnia in veneratione et sub vocabulo di Sancta Maria della Cerqua di questa Arte ad immitatione  della religione cristiana fatta et stabilita per substentatione  et subventione di essa Compagnia et fabrica del suo venerabile templo da farsi sotto il detto vocabulo qui in Roma mediante la gratia di Dio et della Gloriosa Vergine Maria , statuimo et ordinamo et constituimo che tutte le singule  pene proveniente et incurrende secondo la forma di questi Statuti , per la mittà sianno di detta Compagnia et fabrica et a quelle si applichino in continenti et l’altra mittà alla Camera di Roma et alli Consoli di questa arte et Notaro et allo accusatore equalmente in stirpe…”   I   Macellari   trasgressori degli statuti e dei  bandi , oltre che alla pena pecuniaria,  venivano condannati  alla galera e a pene corporali che  spesso erano “tratti di corda”, che venivano comminati in  Campo de’ Fiori. “…a  2 di Maggio 1590: in vigore delli bandi mandati  fuori dal sig. Cardinale Justiniano , che esercita l’ufficio di camerlengo, si sono mandati in galera parecchi macellari dopo avergli fatto dare la corda in pubblico con la carne appesa al collo per haver trasgredito i bandi e fatto certe conventicole…” Ancora oggi, a Roma , esiste via della corda  che termina in Campo de’ Fiori vicino a dove sorgeva il palo che serviva  per dare i tratti di corda.

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